Una piccola Pompei nel cuore di Firenze: scoperto cimitero del V secolo sotto gli Uffizi; sono i mor
L´eccezionale fotografia che la necropoli ritrovata ci consegna, è quella di una catastrofe di proporzioni immani che colpì la popolazione fiorentina nel V-VI secolo d.C. Por Maurizio Costanzo

Un capitolo inedito della storia della città: è ciò che è emerso negli ultimi cinque mesi dagli scavi archeologici nell’area di levante degli Uffizi, proprio sotto il salone di lettura della biblioteca, condotti da ben tre soprintendenze: quella del polo Museale Fiorentino, dei Beni architettonici e dei Beni archeologici. L´eccezionale fotografia che la necropoli ritrovata ci consegna, è quella di una catastrofe di proporzioni immani che colpì la popolazione fiorentina nel V-VI secolo d.C.

Questa piccola Pompei – si tratta infatti di un cimitero nel quale finora sono stati rinvenuti una sessantina di scheletri - rappresenta un importantissimo tassello della storia di Firenze finora sconosciuto, quello risalente appunto all’età alto medievale. «La collocazione del cimitero sopra un rilievo così vicino all´Arno e in una zona soggetta a inondazioni – ha detto la Soprintendente per i beni architettonici Alessandra Marino – insieme alla posizione scomposta dei corpi, affiancati testa-piedi coi bambini adagiati addirittura negli spazi tra un corpo e l’altro, rappresentano chiari indizi di inumazioni realizzate in fretta probabilmente in concomitanza con un’epidemia».

Visto che quest’area, a sud del circuito murario romano, era periodicamente occupata dal fiume, secondo gli esperti è dunque verosimile collocare la realizzazione di questo cimitero nella fasi di ‘secca’ dell’Arno, dunque nella stagione calda. Ma saranno le indagini antropologiche, tutt´ora in corso, a fare luce sia sulle reali cause dell’epidemia che sugli aspetti socio ambientali di questo ampio campione di popolazione. Ampio perché, come ha spiegato la Soprintendente Cristina Acidini: «Quella che risulta visibile oggi è solo una piccola porzione di una più vasta area cimiteriale, costituita da numerose tombe a fossa multiple, stipate una accanto all’altra pressocchè simultaneamente o in un brevissimo arco temporale.

Questa catastrofe contribuì certamente al lungo periodo di decadenza della città e rappresenta un campione di dimensioni notevoli della popolazione fiorentina fra antico e altomedioevo. Finora avevamo a disposizione solo piccoli nuclei racimolati da scavi urbani di modesta ampiezza, mentre adesso disponiamo di un campione consistente che permette di disegnare un quadro evoluto della popolazione fiorentina e finanche delle sue condizioni di vita, di salute, di alimentazione e di attività lavorative».
I dati emersi dagli scavi nell’ambito del progetto Nuovi Uffizi - presentati ieri alla presenza del Direttore regionale per i beni e le attività culturali, Isabella Lapi, del direttore degli Uffizi Antonio Natali e del Soprintendente per i beni archeologici Andrea Pessina - rappresentano dunque testimonianze che fanno luce sulle varie fasi di questa porzione di città dall’età tardo romana fino all’impianto architettonico vasariano della seconda metà del XVI secolo. «Certamente provvederemo in seguito a valorizzare le risultanze storiche di simili ritrovamenti archeologici – ha concluso la Soprintendente Acidini – essendo rilevanti sia per il patrimonio fiorentino che in un ambito più generale».

Intanto su quest´area, assieme al fascino e al mistero, aleggiano ancora diversi dubbi su cui i più importanti scienziati al mondo sono stati incaricati di trovare risposte: di certo, esclusa l’ipotesi di un eccidio collegabile alle invasioni barbariche - per l’assenza di traumi da ferita - ed esclusa la morte per fame in fase d’assedio o per malattie a lungo decorso, resterebbe da considerare solo la possibilità di una moria imminente e rapida. Quanto alla cronologia della necropoli, una volta precisata dalle indagini con il Radiocarbonio, potrebbe risultare addirittura compatibile con la peste giustinianea. E in questo caso si aprirebbe una nuova intrigante prospettiva, su cui sta già lavorando un laboratorio di paleogenetica dell’Università di Mainz.

Fuente: lanazione.it
 
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